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Design contests


►  PROGETTAZIONE DI UN POLO SCOLASTICO - Felino (PR) Italy
►  SCHOOL POLE - Felino (PR) Italy 
   

"La scuola è il luogo in cui (...) formiamo il nostro spirito e la nostra mentalità, possiamo godere (...) o soffrire in un angolo (...) dietro a mobili troppo ingombranti o ad altri elementi che rivestono un significato psicologico. Finora non è mai stata prevista una valutazione su base empirica dell'influenza che esercitano questi elementi con le loro caratteristiche; ma nei nostri sogni ci capita spesso di essere rallegrati o angosciati da impressioni risalenti all'infanzia, che provengono dalle precoci sensazione di paura o di gioia che questi elementi hanno suscitato spesso". Queste frasi di Richard Neutra ben sintetizzano i caratteri identificativi e sensoriali che abbiamo voluto introdurre nel progetto.
Lo spazio vuoto della pianura è stato associato alla tela di un pittore pronta per materializzare delle sensazioni. Le spazialità bidimensionali divengono corti e scorci prospettici nella tridimensionatà costruita trovando un'armonica completezza. Il concetto di "ritmo" intervallato da "pause" è stato il principio compositivo che ci ha guidato. La possibilità di intervallare ad ambienti edificati spazialità tranquillizzanti è risultato di fondamentale importanza nel contesto del tema in oggetto.
Uno degli obiettivi è stato la creazione di spazi a dimensione umana, che stimolano l'aggregazione, che awolgono e proteggono l'utente creando delle stanze a cielo aperto.Abbiamo proposto un'architettura "apert", spesso sospesa, in modo che l'utente che percorre questi spazi possa essere costantemente stimolato da viste prospettiche o dalla percezione intuitiva di "soglie". Un'architettura che definiamo "osmotica", in cui le pareti sono simili a membrane che consentono una costante interrelazione tra ambiente interno ed esterno. 
Il progetto è stato segnalato dalla giuria, nella selezione "Architetti Under 40" della Lombardia, tra i circa 10.000 progetti pervenuti nella selezione
 
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►  NUOVA SEDE PER LA CONFINDUSTRIA - Cuneo (CN) Italy
►  HEADQUARTERS INDUSTRY UNION - Cuneo (CN) Italy

Criteri ispiratori delle scelte progettuali:

Esistono dei luoghi, dei momenti della città, accanto ai quali passiamo per anni, senza che questi diventino veramente un riferimento della città, luoghi che non riescono ad impadronirsi della nostra memoria per l’indifferenza con i quali essi si propongono. La mancanza di una chiara definizione dell’isolato, l’edificio oramai compresso, su tre lati, dallo sviluppo degli anni ‘60 e la totale chiusura del muro di cinta, alterano il rapporto tra l’insieme edificio-parco ed il contesto urbano, non permettendone la lettura come “luogo della città” e sminuendo, al tempo stesso, le potenzialità espressive dell’architettura dell’edificio.

E’alla luce di queste considerazioni relative al “non-luogo” e dall’indifferenza tra l’edificio e il contesto, che la nostra progettazione ha trovato i suoi criteri ispiratori; non solo la volontà di generare un rapporto dell’edificio con l’immediato contesto, alla scala dell’isolato, ma anche la determinazione a farlo diventare un “luogo” alla scala della città, nella ricerca di dare una forte identità alla nuova sede di Confindustria. Per questo abbiamo ritenuto che la trasparenza del muro di recinzione, la sua l’apertura verso la strada, la definizione di uno spazio “ a piazza”- con un riferimento architettonico forte - e i coni visuali generati dagli accessi al giardino, possano trasformare quello che è sempre stato “privato” e “indefinito”, in un luogo di “immagine pubblica”; ad accesso condizionato, certamente, tuttavia un luogo alla vista della città e di cui la città può impadronirsi e farlo proprio.

L’edificio nella progettazione proposta appare nelle sue tre dimensioni e nella sua interezza, non solo per il lato corto sulla strada, quello che oggi in ultima analisi è visibile. La facciata si apre quindi al confronto con la strada e con il suo contesto urbano. La piazza accoglie dalla strada sia il passante comune che il fruitore interessato, denunciando immediatamente, con la sua architettura, con le sue pensiline e con i simboli della Associazione, la forte identità del luogo. La pensilina, dal marciapiede, indica che quello è un percorso per l’ ingresso e incornicia gli scorci sul giardino che diventano parte dell’architettura e della scenografia dell’insieme. Il rispetto dell’edificio e del suo involucro, la consapevolezza dell’architettura e della sua possibile valorizzazione, ha orientato la scelta di non edificare nuovi volumi, ma solo simboli, comunque funzionali alla definizione e alla fruizione del luogo. L’architettura della piazza e del foyer coperto, punto di arrivo dal parcheggio interrato e snodo per l’ingresso all’edificio, hanno la responsabilità di gestire la connessione tra il “dentro” (l’edificio) e il “fuori” (la piazza, la strada, il parcheggio interrato e il giardino).

L’edificio, nella generosità delle superfici esistenti, trova tutte le risorse al suo interno per adeguarsi alle nuove richieste della Committenza. In fondo, il riutilizzo dell’edificio è il primo, grande risparmio di risorse e esempio di sostenibilità. Il segno dell’adeguamento alle nuove funzioni e alle nuove prestazioni che si richiedono all’edificio è visibile nel nuovo organismo architettonico: la nuova scalinata verso la piazza, la sostituzione dei serramenti e i teli tecnici in facciata che sostituiscono le persiane (necessari al controllo dell’irraggiamento) l’emergere, sulla copertura, del volume vetrato che caratterizza la foresteria del sottotetto, sono tutti elementi che non solo si rendono indispensabili ad una migliore efficienza, ma servono a conferirne una nuova immagine architettonica - come nuova è la proprietà-  rinnovando nella contemporaneità l’architettura storica dell’edificio. Sono interventi visibili, addizioni che sono immediatamente riferibili alla loro epoca e che non vengono mimetizzate, per buona parte reversibili.
  
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►  LARGO FORMENTONE:
PROGETTARE UN "VUOTO URBANO" NEL CUORE DELLA CITTA', Brescia (BS) Italy

► FORMENTONE SQUARE:
A OLD TOWN CENTER: DESIGN OF A EMPTY HEARTH OF THE CITY, Brescia (BS) Italy

  • I criteri ispiratori delle scelte progettuali
Esistono dei luoghi,  momenti della città, accanto ai quali passiamo per anni, senza che questi diventino veramente un riferimento della città, luoghi che non riescono ad impadronirsi della nostra memoria a causa dell’indifferenza con i quali essi si propongono.  La mancanza dell’isolato e l’evidente ferita testimoniata dalla “testata vuota” dell’edificio non hanno fino ad ora permesso la lettura di Largo Formentone come “luogo storico della città”. Nemmeno la costruzione della pensilina in tempi recenti ha saputo lenire questa ferita. Del resto, “luogo della città”, nel senso della sedimentazione storica e sociale, Largo Formentone non lo è mai stato; non solo per l’incompleta attuazione delle demolizioni di fine ottocento, ma soprattutto per la mancata ricostruzione degli anni ’30 che avrebbe potuto dare una maggiore identità al luogo. E’come se si fosse cristallizzato un cantiere al quale hanno assistito inconsapevoli e passive generazioni di bresciani. Il progetto, nella consapevolezza di “riattivare” questo cantiere, non ha la presunzione di realizzare l’opera progettata e incompiuta degli anni ‘30, ma, nel prendere atto della “storicità della piazza”, si pone il più compassionevole obiettivo di ricucire la corrispondenza tra la piazza e le quinte verticali, di restituire, almeno in parte, il rapporto percettivo tra lo spazio vuoto ed i fronti degli edifici che si affacciano su di esso: è un tentativo di segnare una fine a questo oramai ultracentenario cantiere. E’ la volontà di generare un rapporto tra l’edificio e l’immediato contesto, alla scala dell’isolato, ma anche la determinazione a farlo diventare un “luogo” alla scala della città, nella ricerca dell’ identità di questa parte di piazza e forse, anche se reindirizzando  originarie intenzioni del Ventennio, restituire una identità a tutto lo spazio tra la Loggia e Via San Faustino. 
  • L’innovazione della forma attraverso il linguaggio del patrimonio storico
L’autorevolezza del contesto e la consapevolezza del linguaggio dell’architettura storica di via San Faustino, hanno orientato la scelta di costruire un’architettura che, pur con espressione contemporanea, si ponesse allo stesso livello dell’architettura preesistente. La sedimentazione del lotto medioevale con i suoi cortili, i disallineamenti spontanei, le differenze nei volumi e nelle altezze delle particelle diventa il linguaggio architettonico di cui si appropria il nuovo edificio, assemblando questi elementi in una diversa logica di modernità, espressa anche attraverso l’uso di materiali moderni. E’il tentativo dell’“introduzione di forme innovative pur nella considerazione delle modalità di costruzione della città storica”. Non è comunque una operazione di mimesi delle forme, ma la rilettura di un patrimonio linguistico codificato che nulla toglie alla percezione e valorizzazione degli edifici storici adiacenti, consentendo per forma, colori e materiali una armonica ambientazione del nuovo edificio con gli edifici preesistenti. 
  • La quinta architettonica: un’architettura effimera?
 Il criterio ispiratore iniziale è stato quello delle quinte architettoniche, degli elementi “bidimensionali” che ricostruiscono l’isolato, ma al tempo stesso è il concetto di scene “mobili” che hanno anche suggerito il concetto di “precarietà costruita” (nel caso di specie più psicologicamente che fisicamente) e ancora di reversibilità dell’intervento, nella consapevolezza del valore relativo – sia in termini temporali che in termini di valenza architettonica – del nostro intervento. Pur non volendo ipotizzare i termini per una architettura effimera di “lungo termine” che per altro ha già avuto importanti esperienze a livello europeo e volendo garantire l’economia dell’investimento pubblico proposto, la ricaduta espressiva di questo concetto ispiratore sull’architettura progettata, è certamente sdrammatizzante, aiutando a confrontandosi più serenamente con la città e senza entrare in competizione con gli elementi “aulici”(la Loggia e la sua piazza). 
  • La reversibilità dell’azione e l’ecologia della costruzione
 E’nostra convinzione che l’edificio proposto debba comunque essere un’addizione immediatamente riferibile alla sua epoca, per forme e materiali e, in questa logica, è necessaria anche una coerenza all’attualità dei sistemi costruttivi che lo compongono. Il concetto ispiratore della quinta teatrale richiama la “reversibilità” dell’azione, soddisfacendo maggiormente il timoroso rispetto del sedime storico, ma al tempo stesso offre uno scenario di possibili sistemi costruttivi nella direzione dell’ “ecologia” del costruito, una sorta di possibile riciclabilità dell’edificio e in definitiva, in una prospettiva più a lungo termine, anche del luogo piazza. Sono state pertanto individuate per il progetto le potenzialità dell’edificio a “secco”, con una quasi totale reversibilità rispetto a soluzioni tradizionali; questo, anche garantendo ottimi valori di efficienza energetica e rendendo possibile un edificio -se non esemplare-, comunque allineato alle moderne caratteristiche di alta qualità ecologica. Anche la meno invasiva piastra di fondazione è nella direzione del rispetto del sedime archeologico e reversibilità per le future generazioni. Una stretta integrazione tra le soluzioni tecnologiche e l’architettura dell’edificio che ha il significativo pregio di abbattere i tempi di costruzione e di conseguenza i disagi per la città. Un sistema che, pur avendo diffusi precedenti nella cultura costruttiva moderna mittle-europea, ha trovato una recente applicazione nella ricostruzione post-sismica in Abruzzo. 
  • Oltre l’involucro, la trasparenza delle funzioni e la proiezione sulla piazza.
 Questa aggregazione di quinte “bidimensionali”trova la sua vera sostanza funzionale nel retroscena, nella “tridimensionalità” dell’edificio e nei tagli “trasparenti” che lasciano intravedere la molteplicità delle funzioni. Nel punto strategico, all’incrocio con via San Faustino, la quinta costruita rivela la funzione pubblica del D.A.C, mentre all’ingresso su Piazza Rovetta il volume a tutta altezza vetrato del vano scale lascia intravedere la profondità della sala di lettura e i riflessi dell’illuminazione zenitale del cavedio vetrato, memoria dei cortili risultanti dalle parcellizzazioni post-medievali. Il tema della permeabilità tra la quinta architettonica di facciata e l’evidenza delle funzioni contenute all’interno dell’edificio, trovano la massima espressione nella grande apertura vetrata sulla piazza la quale, come un maxi schermo delle moderne città, proietta pubblicamente il tema dello spazio espositivo e della cultura in esso prodotta. Uno spaccato dell’edificio che anche nella vita notturna della città potrebbe avere la sua continuità espositiva e simbolica. Le funzioni contenute e le conseguenze della loro proiezione sulla piazza e più in generale sul centro della città, sono probabilmente la sfida maggiore del progettista, posto che l’architettura nella sua transitorietà non può, da sola, offrici quello che è necessario per risolvere l’intricato rapporto antitetico tra un “luogo fisico pubblico” e una “piazza”ovvero la differenza per ottenere i valori  fondamentali che fanno del “luogo” un polo attrattivo di vita urbana.
 
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►  PROGETTAZIONE DI UN ASILO E DI UNA SCUOLA MATERNA - Cazzago S. M. (BS) Italy
►  KINDERGARTEN - Cazzago S.M. (BS) Italy

CRITERI ISPIRATORI DELLE SCELTE PROGETTUALI
La poli-sensorialità dell’ambiente.
Progettare una scuola materna e un micronido significa per prima cosa realizzare uno spazio di vita dove architettura e pedagogia sono chiamate a confrontare i loro linguaggi e richiede la consapevolezza che lo spazio, in questo caso, debba assumere un valore “empatico” e un primario ruolo nella formazione della relazione uomo-bambino. In questa ottica, rifuggendo da dichiarazioni filosofiche di programma, si è cercato di trovare nei luoghi progettati il giusto equilibrio tra spazi sociali, alcuni più privati, altri più nascosti e altri ancora protetti, ovvero dare una gerarchia policentrica alle relazioni anche attraverso l’azione progettuale e l’architettura. E’così che la trasparenza, anche all’interno dell’edificio, consente allo sguardo di percepire sia l’insieme, che lo spazio confinato, mantenendo le relazioni “sensoriali” sia verso l’interno, sia verso l’esterno dell’edificio . Questa filosofia viene applicata anche nella scelta dei materiali delle superfici interne ed esterne: si è assunto cioè un principio di sviluppo della poli sensorialità degli ambienti, pensati come luoghi dove il bambino può assumere esperienze anche attraverso l’interazione con l’ambiente e la materia che lo costituisce.
La trasparenza dello spazio protetto e la visione sul mondo esterno.
Un ingresso comune, caratterizzato da un volume a due livelli, permette l’accesso alle sezioni di micronido e di scuola materna. Le sezioni sono organizzate con affaccio su spazi comuni individuabili in trasparenza, e ciascuna dispone di uno spazio esclusivo all’esterno, protetto e controllabile, che nella bella stagione, diventa parte integrante, dello spazio primario di permanenza, costituendo anche in caso di maltempo, un “giardino” privato della sezione e una sua estensione sul mondo esterno. Una interazione tra dentro e fuori che allarga – quando possibile – le dimensioni della sezione. Anche gli spazi sociali comuni hanno questa possibilità, con patii coperti o giardini interni che aumentano la trasparenza e l’illuminazione indiretta degli ambienti. L’introversione dello spazio interno, pur mantenendo il microcosmo protetto,  trova, attraverso tagli visuali, l’apertura verso il mondo esterno.
La reversibilità dell’azione e l’ecologia della costruzione.
Si è cercato di individuare uno scenario di possibili sistemi costruttivi nella direzione dell’ “ecologia” del costruito, ovvero una sorta di possibile “riciclabilità” futura dell’edificio, oltre che al conseguente “benessere” che l’utilizzo di certi materiali porta nella percezione dell’edificio. Sono state individuate per il progetto, le potenzialità dell’edificio a “secco”,  o “semi-secco” con una quasi totale reversibilità rispetto a soluzioni tradizionali; ciò avviene garantendo ottimi valori di efficienza energetica e rendendo possibile un edificio - se non esemplare - comunque allineato alle moderne caratteristiche di alta qualità ecologica. Una stretta integrazione tra le soluzioni tecnologiche e l’architettura dell’edificio che ha il significativo pregio di ottenere un elevato grado di prefabbricazione, di reversibilità  e di abbattimento dei tempi di costruzione. L’edificio costruito primariamente con strutture lignee e con metodologie “a secco”, è oramai una realtà consolidata, in Italia, dalle innumerevoli esperienze degli ultimi decenni, ulteriormente rilanciata per l’affacciarsi di tecnologie produttive e di offerte commerciali che non solo hanno incontrato l’evoluzione normativa delle restrizioni in campo energetico, ma ampiamente precorso i temi della “biocompatibilità”.
L’edificio è stato progettato per garantire livelli di efficienza energetica molto elevati. Sono, infatti, stati previsti tutti gli accorgimenti di natura strutturale ed impiantistica necessari a consentirne la certificazione in classe A secondo la vigente procedura della Regione Lombardia. 
 
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►  PROGETTAZIONE DI UN NUOVO CENTRO STORICO - Nave (BS) Italy
►  MASTER PLAN OF A VILLAGE CENTER - Nave (BS) Italy

L'amministrazione comunale di Nave aveva bandito un concorso con l'obbiettivo di trovare delle soluzioni progettuali al fine di ricostituire per la comunità un centro rappresentativo, "un cuore" per i centro storico sventrato dalla strada provinciale. Questa opportunità è nata in quanto nelle future dinamiche di trasformazione viabilistica il tracciato dell'attuale strada provinciale verrebbe modificato, sgravando quindi il paese del flusso viabilistico del passaggio intervallivo.  

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►  RIQUALIFICAZIONE URBANA DEL CENTRO CIVICO - Paitone (BS) Italy
►  A NEW CULTURE AND THEATRE CENTER - Paitone (BS) Italy

L’attuale centro civico sorge in un ampio spazio pubblico, caratterizzato dalla presenza di un parco, e di una piazza-parcheggio su cui insistono attrezzature sportive e scolastiche. L’edificio è composto da tre elementi principali: un portico sulla piazza, un corpo curvilineo sulla strada e una sorta di torre ottagonale con in basso una parte vetrata verso il parco. Le relazioni che stabilisce con l’intorno non appaiono perfettamente definite e si ha una certa sensazione di labilità e precarietà. La proposa progettuale ha ipotizzato che il ruolo dell'edificio attuale divenisse "cerniera" o "foyer" per diversi spazi della socialità, tra i quali troviamo:
- cinema - teatro;
- sala riunioni;
- bar e spazi a supporto delle attivtà ludiche insite.
 
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